Quando muore un cointestatario di un conto corrente o di un deposito titoli, la successione non è mai automatica al 100%. Bisogna prima capire quale quota apparteneva davvero al defunto, poi applicare regole fiscali diverse a seconda che si tratti di liquidità, titoli di Stato, azioni, obbligazioni o fondi. Un errore in questa fase può tradursi in un capital gain tassato due volte, o in un conto bloccato per mesi.
Soggetti interessati
Eredi e coniuge superstite di un conto corrente o di un deposito titoli cointestato, banche e intermediari finanziari tenuti agli adempimenti di successione.
Cosa prevede la norma: la presunzione di parità
L'art. 1854 c.c. stabilisce una presunzione relativa di contitolarità paritaria tra i cointestatari di un conto corrente. Vale a dire: salvo prova contraria, il saldo si considera di proprietà in parti uguali (es. 50% al coniuge superstite, 50% caduto in successione). La sola cointestazione non equivale a proprietà: secondo la Cassazione, serve un trasferimento effettivo per stabilizzare la titolarità delle somme.
La distinzione decisiva riguarda la modalità operativa del conto:
- Firma disgiunta: alla morte di un cointestatario, la banca può comunque liquidare l'intero saldo al superstite, che ha diritto di pretendere la liquidazione senza che il conto venga bloccato.
- Firma congiunta: l'importo si congela integralmente. Mancando la solidarietà attiva, il superstite non può operare finché la banca non identifica eredi, quote spettanti e non riceve l'autorizzazione allo svincolo da parte di tutti i contitolari.
Il deposito titoli: la titolarità segue le regole civilistiche
Anche per il deposito titoli vale il criterio della cointestazione paritaria: se era intestato al 50% tra coniugi, quella quota è oggetto di successione, l'altra resta di proprietà del superstite con mero cambio di intestazione (previa presentazione della dichiarazione di successione).
Un chiarimento importante dell'Agenzia delle Entrate: il cambio di intestazione del deposito titoli conseguente alla morte del cointestatario non è equiparabile a una cessione, perché non deriva da una manifestazione di volontà del superstite. Di conseguenza, il valore di carico fiscale dei titoli riferibili alla quota già di proprietà del superstite non cambia: resta pari al costo originario (o al costo medio ponderato, in caso di più titoli della stessa categoria).
Il meccanismo dello step-up per la quota caduta in successione
Qui sta il punto operativo più rilevante per la pianificazione fiscale. Per la sola quota caduta in successione, la Risoluzione n. 120/E/2001 stabilisce che il trasferimento mortis causa non è un atto realizzativo. Il valore di carico fiscale della quota ereditata si "allinea" (step-up) al valore dichiarato ai fini dell'imposta di successione — o al valore normale alla data di apertura della successione, per i titoli esenti da imposta.
Questo meccanismo si applica ai redditi diversi di cui all'art. 67, c. 1, lett. c), c-bis) e c-ter) del TUIR: plusvalenze azionarie, obbligazionarie e su criptovalute.
Esempio pratico. Deposito titoli cointestato al 50%, unico titolo con prezzo di carico originario pari a 50:
- quota del coniuge superstite: valore di carico resta 50, nessuna variazione;
- quota caduta in successione: il valore di carico si aggiorna al valore dichiarato in successione. Se quest'ultimo fosse, ad esempio, 80, la futura plusvalenza si calcolerà partendo da 80 e non da 50, azzerando di fatto la plusvalenza latente maturata dal de cuius.
Trattamento differenziato per tipologia di strumento
- Azioni e quote societarie: seguono il meccanismo generale senza complicazioni. Il capital gain si calcola come differenza tra prezzo di vendita e valore di carico, con step-up per la sola quota ereditata.
- Titoli obbligazionari: generano redditi di capitale ex art. 44 TUIR su proventi periodici e disaggio di emissione. In caso di cessione a prezzo inferiore, la minusvalenza è un reddito diverso ex art. 68 TUIR, con valore di carico pari a quello dichiarato in successione. Attenzione: i titoli di Stato italiani, UE o SEE non concorrono all'attivo ereditario e sono esenti da imposta di successione.
- ETF e fondi comuni: qui il quadro è più delicato per il "doppio binario". La plusvalenza di un fondo comune è reddito di capitale, non reddito diverso: lo step-up si applica solo alle minusvalenze non alle plusvalenze. Il risultato pratico è un doppio valore di carico fiscale: quello dichiarato in successione per eventuali minusvalenze, quello sostenuto dal de cuius per eventuali plusvalenze.
Conclusioni operative
Prima di procedere con qualsiasi cambio di intestazione o disinvestimento, è essenziale distinguere la quota già di proprietà del superstite da quella caduta in successione, verificare la tipologia di titoli presenti nel deposito (specie in presenza di ETF o fondi comuni) e valutare attentamente il valore da indicare in dichiarazione di successione, che determinerà il futuro carico fiscale in caso di vendita.

