La Legge di Bilancio 2026 elimina, nella quasi totalità dei casi, la possibilità di rateizzare la plusvalenza in caso di cessione di beni strumentali, beni patrimonio e partecipazioni non PEX: per i beni strumentali l’imposta si paga tutta subito, nell’anno di realizzo. Restano poche eccezioni ben circoscritte.
Chi riguarda
La nuova disciplina interessa i soggetti che cedono beni strumentali, materiali e immateriali, iscritti in bilancio, beni patrimoniali e partecipazioni immobilizzate che non beneficiano del regime della partecipation exemption.
Cosa cambia
Prima del 2026, per i beni strumentali posseduti da almeno 3 anni, era possibile optare per una ripartizione dell’importo della plusvalenza tassabile su un massimo di 5 esercizi.
Dal 2026 questa ripartizione non sarà più possibile, e l’importo della plusvalenza farà reddito solo nel periodo d’imposta di realizzazione:
- per i beni strumentali
- per i beni patrimonio
- per le partecipazioni non PEX
Fanno eccezione esclusivamente:
- le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni con requisiti PEX;
- le plusvalenze derivanti da cessioni di aziende o rami di aziende possedute per almeno tre anni;
- le plusvalenze derivanti dalla cessione dei diritti all’utilizzo esclusivo della prestazione dell’atleta per le società sportive professionistiche, in presenza di un periodo minimo di possesso non inferiore a due anni.
Dal 2026, quindi, la plusvalenza su beni strumentali concorre interamente al reddito IRES nell’anno di realizzo e questo può generare carici impositivi importanti, soprattutto nelle dismissioni di asset rilevanti.

