Voucher Doppia Transizione 2026: contributo a fondo perduto per digitale e sostenibilità nelle MPMI

Unioncamere e le Camere di commercio hanno lanciato la prima edizione a carattere nazionale del Voucher Doppia Transizione, un contributo a fondo perduto in regime de minimis per investimenti in tecnologie digitali avanzate, sostenibilità e formazione specialistica.

Dall'8 luglio 2026 è possibile precompilare la domanda sulla piattaforma ReStart di InfoCamere, ma l'apertura effettiva degli sportelli dipende dall'adesione autonoma di ciascuna Camera di commercio territoriale.

Soggetti interessati

Possono partecipare le micro, piccole e medie imprese attive e regolarmente iscritte al Registro Imprese, con sede operativa nella circoscrizione della Camera di commercio di riferimento, in regola con il diritto annuale camerale e con DURC regolare.

Rientrano anche le ditte individuali, incluse quelle di recente costituzione, e le imprese agricole e agrituristiche.

Le partite IVA in regime forfettario non iscritte in Camera di commercio restano escluse.

Non è previsto alcun prerequisito legato a precedenti agevolazioni ricevute, fermi restando i massimali del regime de minimis.

Interventi ammissibili

Il voucher finanzia investimenti in tecnologie abilitanti — intelligenza artificiale, cybersecurity, IoT e sensoristica, cloud computing, ERP e CRM, big data e analytics, blockchain, robotica collaborativa, realtà aumentata e virtuale, soluzioni ESG e comunità energetiche rinnovabili — oltre a servizi di consulenza specialistica per la doppia transizione digitale e green e attività di formazione del personale.

Restano generalmente esclusi PC, stampanti e siti web standard, anche se le voci ammissibili specifiche vanno verificate nel bando territoriale.

Prerequisito obbligatorio è il completamento del SELFI 4.0, l'assessment gratuito di maturità digitale, nei tre mesi precedenti la domanda.

Agevolazione concedibile

Gli importi massimi e le eventuali premialità non sono fissati a livello nazionale: ogni Camera di commercio li definisce autonomamente nel proprio bando territoriale.

Il contributo è cumulabile con altri incentivi pubblici — incluso il credito d'imposta Transizione 5.0 — nel rispetto dei massimali de minimis e del divieto di doppio finanziamento sulle stesse spese.

Come presentare domanda

La domanda si predispone sulla piattaforma ReStart di InfoCamere (restart.infocamere.it) tramite SPID, CNS o CIE, con precompilazione possibile dall'8 luglio 2026 alle ore 10:00; l'invio ufficiale segue però le tempistiche stabilite da ciascuna Camera di commercio, e le domande precompilate non godono di alcuna priorità rispetto a quelle inviate successivamente, poiché l'ordine cronologico si basa sulla data di effettivo invio e l'assegnazione avviene a sportello.

Non tutte le Camere aderiscono all'iniziativa nazionale né adottano ReStart: è quindi indispensabile verificare se e quando la propria Camera di commercio ha pubblicato il bando territoriale, che resta il riferimento ultimo per importi, spese ammissibili e modalità operative. E’ possibile verificare se la propria Camera di Commercio ha aderito al bando consultando il sito https://www.puntoimpresadigitale.camcom.it/bandi-nazionali/bando-doppia-transizione-2026

Nuovi incentivi per le PMI del Mezzogiorno: con "Sustainable Investments 4.0"

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha adottato un nuovo decreto che destina oltre 447 milioni di euro a sostegno degli investimenti innovativi e sostenibili delle piccole e medie imprese localizzate nelle regioni del Sud Italia.

Soggetti interessati

Possono accedere all'agevolazione le micro, piccole e medie imprese — incluse quelle non residenti in Italia purché dispongano di un'unità produttiva nelle aree target — con sede operativa o produttiva nelle Regioni meno sviluppate: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Al momento della presentazione della domanda, le PMI devono:

  • essere regolarmente iscritte e attive nel Registro delle imprese;
  • trovarsi in regime di contabilità ordinaria;
  • disporre di almeno due bilanci approvati e depositati (o due dichiarazioni dei redditi per ditte individuali e società di persone);
  • essere in regola con il DURC;
  • non essere sottoposte a procedure liquidatorie.

Sono escluse, tra le altre, le imprese che non abbiano adempiuto all'obbligo assicurativo catastrofale (introdotto dalla Legge di Bilancio 2024), quelle con cause ostative antimafia, e quelle che abbiano effettuato delocalizzazioni verso l'unità produttiva oggetto dell'investimento nei due anni precedenti la domanda.

Interventi ammissibili

Il decreto finanzia programmi di investimento innovativi, sostenibili e ad alto contenuto tecnologico, coerenti con il piano Transizione 4.0, che impieghino le tecnologie abilitanti elencate nell'allegato al decreto (tra cui robotica avanzata, additive manufacturing, IoT, cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale, blockchain, big data e analytics).

I programmi devono essere finalizzati ad attività manifatturiere (sezione C ATECO 2025) o a specifiche attività di servizi alle imprese (tra cui telecomunicazioni, software, consulenza informatica, ricerca e sviluppo, architettura e ingegneria, logistica e magazzinaggio).

Sono previste tre linee di azione con diversi livelli di priorità nella valutazione:

  • Economia circolare: programmi che introducono soluzioni per l'utilizzo efficiente delle risorse, il riuso dei materiali, la simbiosi industriale, il packaging intelligente;
  • Efficienza energetica: programmi che conseguono un risparmio energetico di almeno il 5% rispetto ai consumi dell'anno precedente, attraverso misure quali impianti ad alta efficienza, recupero di energia dai cicli produttivi, fonti rinnovabili per l'autoconsumo;
  • Sviluppo tecnologico e digitale: tutti gli altri programmi coerenti con Transizione 4.0, orientati alla trasformazione tecnologica e digitale dell'impresa.

Le spese ammissibili riguardano:

  • acquisto di nuove immobilizzazioni materiali (macchinari, impianti, attrezzature);
  • opere murarie (fino al 40% del totale)
  • acquisto di immobilizzazioni immateriali (software e licenze correlate);
  • acquisizione di certificazioni ambientali;
  • servizi di consulenza specialistica (fino al 5% delle spese per beni materiali e software)
  • diagnosi energetica (fino al 3% del totale).

Non sono ammesse spese per beni usati, leasing finanziario, acquisto o locazione di terreni e fabbricati, formazione del personale, mezzi di trasporto di merci o persone, o spese inferiori a 500 euro al netto di IVA.

L'investimento complessivo deve essere compreso tra 750.000 euro e 5.000.000 euro, nel limite del 70% del fatturato dell'ultimo bilancio depositato.

Il programma deve essere avviato dopo la presentazione della domanda e completato entro 18 mesi dalla notifica del provvedimento di concessione (prorogabili di ulteriori 6 mesi su richiesta motivata).

Agevolazione concedibile

L'agevolazione copre fino al 75% delle spese ammissibili, articolata in:

  • 35% a fondo perduto (contributo in conto impianti);
  • 40% come finanziamento agevolato a tasso zero, da rimborsare in rate semestrali nell'arco massimo di 7 anni, a partire dall'ultima erogazione a saldo.

Il restante 25% deve essere coperto dall'impresa con risorse proprie o finanziamento privato privo di sostegno pubblico.

Una quota pari al 25% della dotazione complessiva è riservata ai programmi proposti da micro e piccole imprese.

L'agevolazione non è cumulabile, sulle stesse spese, con altri aiuti di Stato, fatta eccezione per benefici fiscali e garanzie, nei limiti delle intensità massime previste dalla normativa europea.

Come presentare domanda

Le domande saranno presentate esclusivamente in via telematica attraverso il portale di Invitalia (www.invitalia.it), la data di apertura dello sportello sarà fissata con il successivo provvedimento attuativo.

Le imprese interessate dovrebbero anticipare la raccolta della documentazione finanziaria (ultimi due bilanci, piano economico-finanziario) e verificare la coerenza del proprio codice ATECO con le attività ammissibili, che fanno riferimento alla nuova classificazione ATECO 2025.

Decreto Primo Maggio 2026: i nuovi bonus per le assunzioni e l'esonero per la conciliazione famiglia-lavoro

Il D.L. 30 aprile 2026, n. 62 introduce quattro esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato nel corso del 2026, ciascuno rivolto a una platea specifica di lavoratori, e un ulteriore incentivo per le aziende che investono nella conciliazione tra vita familiare e lavoro.

Si tratta di misure operative da subito — con la sola eccezione del bonus stabilizzazione, subordinato all'autorizzazione della Commissione europea — che i datori di lavoro privati possono utilizzare per ridurre il costo del lavoro stabile.

Condizioni comuni a tutti i bonus

Prima di esaminare le singole misure, è utile chiarire le condizioni trasversali che si applicano a tutti e quattro gli incentivi.

Ogni assunzione (o trasformazione) agevolata deve determinare un aumento effettivo dell'organico rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, calcolato al netto delle variazioni registrate nelle società controllate o collegate.

L'esonero spetta ai datori di lavoro che nei sei mesi precedenti l'assunzione non hanno effettuato licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo né licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva.

Se nei sei mesi successivi all'assunzione il datore licenzia per giustificato motivo oggettivo il lavoratore assunto — o un lavoratore con la stessa qualifica nella stessa unità produttiva — l'esonero è revocato e le somme già fruite devono essere restituite.

Nessuno dei quattro incentivi è cumulabile con altri esoneri o riduzioni contributive previsti dalla normativa vigente. Sono invece tutti pienamente compatibili — senza alcuna riduzione — con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione per nuove assunzioni introdotta dalla Legge di Bilancio 2025.

L'accesso ai bonus presuppone che il trattamento economico individuale corrisposto al lavoratore non sia inferiore al trattamento economico complessivo previsto dal CCNL delle organizzazioni comparativamente più rappresentative per il settore di riferimento.

Sono esclusi in ogni caso i rapporti di lavoro domestico e i contratti di apprendistato.

Bonus Donne 2026

Sono destinatari dell’incentivo i datori di lavoro privati che assumono donne di qualsiasi età, ovunque residenti, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se appartenenti alle categorie di lavoratrice svantaggiata.

L’assunzione deve avvenire con contratto subordinato a tempo indeterminato, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026.

L’incentivo consiste nell’esonero al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore (escluso INAIL), per un massimo di 24 mesi, nel limite di 650 euro/mese per lavoratrice. Il tetto sale a 800 euro/mese per assunzioni nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno.

Bonus Giovani 2026

Sono destinatari dell’incentivo i datori di lavoro privati che assumono personale non dirigenziale under 35 privo di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (o da almeno 12 mesi se appartenente a categorie svantaggiate).

L’assunzione deve avvenire con contratto subordinato a tempo indeterminato, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026.

L’incentivo consiste nell’esonero al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore (escluso INAIL), per un massimo di 24 mesi, nel limite di 500 euro/mese per lavoratore. Il tetto sale a 650 euro/mese per assunzioni effettuate nelle regioni della ZES unica e nelle aree di crisi.

Bonus ZES 2026

Sono destinatari dell’incentivo i datori di lavoro privati con fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione, con sede o unità produttiva nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno, che assumono soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

L’assunzione deve avvenire con contratto subordinato a tempo indeterminato, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026.

L’incentivo consiste nell’esonero al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore (escluso INAIL), per un massimo di 24 mesi, nel limite di 650 euro/mese per lavoratore.

Incentivo alla stabilizzazione

Sono destinatari dell’incentivo i datori di lavoro privati che trasformano a tempo indeterminato contratti a termine di durata complessiva non superiore a 12 mesi, intestati a personale non dirigenziale under 35 mai occupato stabilmente in precedenza.

I contratti a termine devono essere stati stipulati entro il 30 aprile 2026; la trasformazione deve avvenire tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, senza soluzione di continuità del rapporto.

L’incentivo consiste nell’esonero al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore (escluso INAIL), per un massimo di 24 mesi, nel limite di 500 euro/mese per lavoratore.

Esonero per la conciliazione famiglia-lavoro

Sono destinatari dell’incentivo le aziende in possesso delle certificazioni di parità di genere "avanzate", aggiuntive rispetto alla sola certificazione di parità di genere.

L’incentivo consiste nella riduzione dei contributi previdenziali a carico del datore fino all'1% dei contributi dovuti, nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda, nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato.

Fondo Turismo 2026: 109 milioni per riqualificazione energetica, digitalizzazione e sostenibilità

Il Ministero del Turismo ha pubblicato il decreto 16 marzo 2026 che rende operative le agevolazioni per lo sviluppo dell'offerta turistica nazionale. La gestione è affidata a Invitalia, che dovrà emanare l'avviso operativo entro il 20 maggio 2026.

Soggetti interessati

Possono presentare domanda tre categorie di soggetti:

  • gli operatori che esercitano attività di impresa nel settore turistico con i codici ATECO specificati nell'avviso: alberghi, strutture ricettive, campeggi, villaggi, B&B, ristoranti, bar, agenzie di viaggio, tour operator, stabilimenti termali, parchi, centri congressi, attività ricreative connesse al turismo;
  • le imprese attive da almeno tre anni che, pur non avendo un codice ATECO turistico come principale, dimostrino — attraverso le scritture contabili degli ultimi tre esercizi — un fatturato realizzato prevalentemente in attività turistiche. È la soluzione pensata per realtà ibride: agriturismi, strutture multifunzione, operatori con attività complementari al turismo;
  • i proprietari delle strutture, che possono presentare istanza avvalendosi dei requisiti del gestore, a condizione che questi sia legittimato, presti il consenso e che il rapporto di gestione sia mantenuto per tutta la durata dell'investimento. È il caso tipico di strutture condotte in affitto o in concessione.

Per tutte le categorie i requisiti soggettivi minimi sono:

  • iscrizione al Registro Imprese;
  • impresa attiva e non in liquidazione;
  • sede legale in Italia o stabile organizzazione nel territorio italiano;
  • DURC regolare;
  • assenza di procedure concorsuali;
  • assenza di sanzioni interdittive;
  • assenza di aiuti di Stato illegali non restituiti.

Il piano di investimento può essere presentato anche in forma di rete d'impresa (contratto di rete soggetto), purché iscritta alla CCIAA da almeno tre anni e composta da non più di cinque imprese, tutte in possesso dei requisiti richiesti.

Interventi ammissibili

Gli interventi finanziabili si articolano su cinque aree, tutte costruite intorno alla conformità al regolamento europeo GBER e ai criteri ESG:

  • riqualificazione energetica degli edifici: coibentazione dell'involucro, sostituzione di serramenti e superfici vetrate, pareti ventilate, tetti verdi, sistemi schermanti, efficientamento degli impianti di illuminazione e climatizzazione, sostituzione di caldaie con sistemi ad alta efficienza, riduzione dei consumi idrici. Sono ammesse anche le opere murarie strettamente necessarie a raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico previsti dal GBER;
  • impianti per la tutela ambientale: pannelli fotovoltaici, impianti solari termici, geotermia, pompe di calore per autoconsumo, sistemi di stoccaggio dell'energia da rinnovabili (con almeno il 75% dell'energia assorbita da impianto rinnovabile collegato), tetti verdi e sistemi per il recupero dell'acqua piovana.
  • digitalizzazione degli edifici: cablaggio strutturato per reti dati, infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, sistemi di automazione e gestione intelligente degli edifici, predisposizione all'intelligenza artificiale, efficientamento energetico degli impianti di riscaldamento e raffreddamento, efficientamento delle aree di pernottamento.
  • riqualificazione di piscine, impianti termali, wellness, centri congressi e strutture per eventi, con soluzioni ecosostenibili o interventi per migliorare l'accessibilità e la competitività della struttura sul mercato internazionale.
  • beni immateriali: acquisto o sviluppo di programmi informatici, brevetti, licenze, know-how e tecnologie non brevettate legate alla digitalizzazione, alla destagionalizzazione dei flussi o alla sostenibilità ESG.

L'investimento minimo ammissibile è di 1 milione di euro, il massimo di 15 milioni di euro per progetto.

Per i soli gruppi con più unità locali in comuni diversi è possibile presentare una domanda per ciascuna unità, ferma la soglia massima per progetto.

Gli interventi devono essere avviati dopo la presentazione della domanda e devono concludersi entro 18 mesi dalla concessione delle agevolazioni e comunque non oltre il 30 settembre 2028.

Per le sole PMI sono ammissibili anche le spese di consulenza strettamente connesse agli interventi, nel limite del 4% dell'importo complessivo ammissibile.

Agevolazione concedibile

Le agevolazioni si articolano in due strumenti combinabili tra loro:

  • il contributo a fondo perduto copre fino al 30% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 4,5 milioni di euro per progetto; l'avviso potrà prevedere percentuali diverse per specifiche tipologie di beneficiari o di spese, ma in nessun caso il contributo a fondo perduto potrà superare il 50% dei costi ammissibili;
  • Il finanziamento agevolato copre fino al 70% delle spese ammissibili, a un tasso pari al 20% del tasso di riferimento UE vigente alla data di concessione, con durata massima di cinque anni e rimborso a rate semestrali (30 giugno e 31 dicembre di ogni anno). Il cumulo tra le due forme non può in nessun caso superare il costo totale del progetto.

L'erogazione del contributo a fondo perduto segue tre fasi:

  • un'anticipazione del 30% alla firma del disciplinare (contro fideiussione bancaria o polizza assicurativa);
  • un'erogazione intermedia fino all'80% per stato di avanzamento lavori;
  • il saldo finale entro 90 giorni dalla rendicontazione completa e dal collaudo, con termine assoluto al 31 dicembre 2028.

Il finanziamento agevolato è erogato entro 30 giorni dalla firma del disciplinare, anch'esso contro fideiussione.

Le agevolazioni non sono cumulabili con altre agevolazioni pubbliche sulle stesse spese, fatta eccezione per i benefici fiscali e le garanzie, sempre entro i limiti di intensità massima GBER.

Come presentare domanda

L'avviso operativo — che definirà piattaforma, modulistica, criteri di selezione, percentuali di copertura e lista ATECO completa — deve essere emanato dalla Direzione generale del Ministero del Turismo entro il 20 maggio 2026. La presentazione delle istanze avverrà esclusivamente in via telematica attraverso una piattaforma predisposta da Invitalia, con accesso tramite identità digitale (SPID, CIE o CNS) del legale rappresentante.

Sicilia contributo a fondo perduto fino al 15% del costo del lavoro

La Regione Siciliana ha pubblicato un avviso pubblico che mette a disposizione 150 milioni di euro per incentivare le assunzioni stabili nel settore privato. La misura riconosce un contributo a fondo perduto calcolato sul costo del lavoro sostenuto nel triennio successivo all'assunzione. Le domande per il 2026 si possono presentare a partire dal 7 maggio.

Chi può accedere

Possono fare domanda tutti i datori di lavoro privati con sede produttiva in Sicilia, indipendentemente dalla forma giuridica e anche se privi di scopo di lucro. Rientrano quindi imprese, professionisti, associazioni e altri enti che esercitino attività economica.

Sono invece espressamente esclusi:

  • operatori agricoli puri (ATECO A, salvo l'agroindustria);
  • enti pubblici economici;
  • istituti autonomi case popolari;
  • enti privatizzati a capitale pubblico
  • aziende speciali e consorzi di enti locali
  • consorzi di bonifica e industriali
  • enti morali ed ecclesiastici.

Cosa prevede la misura

Il contributo viene riconosciuto per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato effettuata dal 9 gennaio 2026 in poi, presso una sede lavorativa ubicata in Sicilia. È inclusa anche la trasformazione di un contratto a termine in contratto a tempo indeterminato. Sono esclusi i rapporti di apprendistato e i contratti di lavoro domestico.

Non si tratta di uno sgravio contributivo, ma di un contributo a fondo perduto erogato annualmente a consuntivo, sulla base dei costi effettivamente sostenuti e documentati nel Libro Unico del Lavoro.

Requisiti di ammissibilità

Alla data di presentazione della domanda, il richiedente deve:

  • avere Partita IVA attiva e almeno un'unità produttiva in Sicilia;
  • non trovarsi in liquidazione volontaria né essere soggetto a procedure concorsuali;
  • essere in possesso di DURC regolare;
  • rispettare gli obblighi della Legge 68/1999 (categorie protette);
  • applicare i trattamenti minimi previsti dai CCNL comparativamente più rappresentativi;
  • essere in regola con la normativa antimafia;
  • non aver ricevuto, nei tre anni precedenti, sanzioni definitive per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro o CCNL;
  • non aver già percepito, come impresa unica, aiuti de minimis superiori a 300.000 euro nell'arco di tre anni;
  • non aver richiesto né ottenuto altri finanziamenti pubblici per le stesse assunzioni (divieto di doppio finanziamento).

Entità del contributo

Il contributo ordinario è pari al 10% del costo totale del lavoro sostenuto nei 36 mesi decorrenti dalla data di assunzione. Il costo del lavoro rilevante comprende:

  • RAL (inclusi ratei di tredicesima/quattordicesima,
  • superminimi contrattualizzati e premi di produzione costanti),
  • contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro,
  • premi INAIL, e quota TFR maturata mensilmente.

Il contributo sale al 15% se ricorre almeno una di queste condizioni:

  • il richiedente ha introdotto, dalla pubblicazione della L.R. 1/2026 e prima della domanda, un piano di welfare aziendale regolato da accordo sindacale o regolamento aziendale;
  • oppure ha ottenuto una certificazione ESG di sostenibilità da organismi accreditati;
  • oppure ha realizzato nell'esercizio precedente investimenti in salute e sicurezza, al di sopra degli obblighi minimi del D.Lgs. 81/2008, per un importo pari ad almeno l'1% dei ricavi;
  • oppure ha sottoscritto accordi per la riduzione stabile dell'orario a 35 ore settimanali con invarianza retributiva;
  • oppure l'assunzione riguarda donne o lavoratori over 50 in stato di disoccupazione documentato da almeno due anni.

Come presentare la domanda

La domanda si presenta esclusivamente online sulla piattaforma IRFIS, all'indirizzo https://incentivisicilia.irfis.it, con firma digitale del datore di lavoro o del legale rappresentante. Non è ammessa la presentazione tramite procuratori o delegati.

Va presentata una sola istanza per tutte le assunzioni effettuate nell'anno, e deve essere inoltrata nell'anno dell'assunzione. È dovuta l'imposta di bollo di 16 euro.

Le finestre temporali sono le seguenti:

  • per il 2026, dal 7 maggio 2026 ore 12:00 al 31 dicembre 2026 ore 12:00;
  • per il 2027, dal 4 gennaio 2027 al 31 dicembre 2027;
  • per il 2028, dal 3 gennaio 2028 al 29 dicembre 2028.

Il beneficiario può scegliere tra due modalità di erogazione: bonifico bancario o credito d'imposta utilizzabile in compensazione (quest'ultima opzione subordinata alla stipula di apposita convenzione tra Regione ed Agenzia delle Entrate).

Patent Box: come dedurre il 110% dei costi di ricerca e sviluppo sui beni immateriali

Se la tua impresa investe in brevetti, software o design, esiste un'agevolazione fiscale che consente di maggiorare del 110% i costi sostenuti per sviluppare e proteggere quei beni. Si chiama Patent Box, è attiva dal 2022 nella sua versione riformata e può generare un risparmio fiscale concreto, fino al 30% dei costi ammissibili. Ecco come funziona e come accedervi.

Soggetti interessati

Possono accedere al Patent Box tutti i soggetti titolari di reddito d'impresa, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali o dal settore di attività. Rientrano quindi:

  • società di capitali, società di persone e imprese individuali;
  • stabili organizzazioni in Italia di soggetti esteri residenti in Paesi con cui è in vigore uno scambio effettivo di informazioni;
  • enti non commerciali limitatamente alle attività d'impresa.

Sono invece esclusi:

  • chi determina il reddito in modo forfettario o su base catastale;
  • le società in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali senza continuità aziendale;
  • i soggetti localizzati in Paesi non cooperativi.

Cosa prevede la misura e cosa cambia rispetto al passato

Il Patent Box è stato introdotto con la Legge n. 190/2014 ma dal 2022 il meccanismo è radicalmente cambiato.

Nel vecchio regime, il beneficio consisteva nell'esclusione parziale dai redditi imponibili dei proventi derivanti dallo sfruttamento dei beni immateriali. Per fruirne, era però necessario attendere l'esito di un ruling preventivo con l'Agenzia delle Entrate, una procedura lunga e complessa che poteva ritardare il beneficio di diversi esercizi.

Il nuovo Patent Box elimina il ruling e introduce un meccanismo più diretto: le imprese possono maggiorare del 110% i costi di ricerca e sviluppo sostenuti sui beni immateriali e portare tale maggiorazione in deduzione direttamente in dichiarazione dei redditi, nell'esercizio stesso in cui i costi sono sostenuti.

L'agevolazione ha durata quinquennale ed è rinnovabile.

Requisiti e beni immateriali ammissibili

Per accedere al Patent Box occorre che l'impresa sia titolare di almeno uno dei seguenti beni immateriali e che abbia sostenuto costi di ricerca e sviluppo per svilupparlo, tutelarlo o mantenerlo:

  • software protetto da copyright;
  • brevetti industriali, compresi quelli biotecnologici e i certificati complementari di protezione;
  • disegni e modelli giuridicamente tutelati;
  • combinazioni di più beni complementari funzionalmente connessi (es. software + brevetto).

Non rientrano invece nel perimetro i marchi, il know-how non protetto e i segreti commerciali.

Spese ammissibili e calcolo del beneficio

Rientrano tra i costi agevolabili:

  • personale impiegato direttamente nelle attività di ricerca e sviluppo;
  • quote di ammortamento di beni materiali e immateriali utilizzati nelle attività R&S;
  • contratti di ricerca con soggetti indipendenti, università o enti di ricerca;
  • materiali e forniture per attività sperimentali;
  • consulenze tecniche e legali per la tutela e il mantenimento dei diritti di proprietà intellettuale.

È inoltre possibile recuperare i costi qualificati sostenuti fino a 8 periodi d'imposta antecedenti al rilascio della privativa o al primo utilizzo economico del bene, portandoli in deduzione maggiorata nel primo periodo di effettivo utilizzo.

Come applicare la norma: i passaggi operativi

  • Verifica dei requisiti: identificare i beni immateriali detenuti e verificare che le attività svolte qualifichino come ricerca e sviluppo ai sensi della norma;
  • Mappatura dei costi: raccogliere tutte le spese ammissibili attraverso la contabilità analitica e associarle a ciascun bene immateriale.
  • Redazione del dossier tecnico: il dossier deve includere: descrizione delle attività e dei rischi assunti, dettaglio dei costi e dei beni agevolabili, relazione tecnica, prospetto delle variazioni fiscali. Le PMI possono avvalersi di una struttura documentale semplificata;
  • Esercizio dell'opzione: l'opzione si esercita nel modello Dichiarazione dei redditi ed è valida per 5 anni;
  • Conservazione della documentazione: tutta la documentazione deve essere conservata per almeno 10 anni

Un aspetto da non trascurare è la penalty protection: chi predispone un dossier conforme è protetto dalle sanzioni amministrative in caso di rettifica da parte dell'Agenzia delle Entrate.

Se la documentazione non è conforme o manca, questa protezione non si applica.

Cumulabilità con altri incentivi

Il Patent Box è cumulabile con il credito d'imposta per ricerca, sviluppo e innovazione, a condizione che le stesse spese non vengano conteggiate due volte per entrambe le agevolazioni.

SIISL obbligatorio dal 1° aprile 2026: cosa devono fare i datori di lavoro per non perdere gli incentivi

Dal 1° aprile 2026 cambia una regola fondamentale per chi vuole accedere agli sgravi contributivi sulle assunzioni. Prima di assumere con un incentivo, il datore di lavoro dovrà pubblicare l'offerta di lavoro sul SIISL — il Sistema Informativo per l'Inclusione Sociale e Lavorativa. Senza questo passaggio, l'agevolazione non verrà riconosciuta. O, peggio, verrà revocata se già fruita.

Chi è interessato

L'obbligo riguarda tutti i datori di lavoro privati che intendono fruire di incentivi o sgravi contributivi in occasione di nuove assunzioni.

Sono coinvolte anche le Agenzie per il Lavoro, che dal 1° aprile 2026 sono tenute a pubblicare sul SIISL tutte le posizioni gestite e a utilizzare la piattaforma per la ricerca e selezione dei candidati.

Cosa prevede la norma e cosa cambia

La novità è introdotta dall'art. 14 del D.L. n. 159/2025 (c.d. decreto Salute e Sicurezza).

Il SIISL esiste già: è una piattaforma digitale dell'INPS, istituita dall'art. 5 del D.L. n. 48/2023, oggi operativa per la gestione dell'Assegno di Inclusione (ADI), del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) e, dal novembre 2024, anche per i percettori di NASpI e DISColl.

Dal 1° aprile 2026 cambia il suo ruolo: diventa anche condizione di accesso agli incentivi alle assunzioni.

La pubblicazione dell'offerta sul SIISL non sostituisce i requisiti già esistenti — DURC regolare, rispetto del CCNL, assenza di violazioni in materia di salute e sicurezza — ma si aggiunge ad essi come presupposto procedurale obbligatorio.

Un aspetto importante: l'obbligo non dipende da come è stato trovato il lavoratore. Anche se il candidato è già stato individuato — tramite passaparola, segnalazione interna o autocandidatura — la pubblicazione sul SIISL rimane obbligatoria ai fini dell'incentivo.

Quali assunzioni rientrano nell'obbligo

L'obbligo si applica a tutte le assunzioni per le quali è previsto uno sgravio contributivo, sia di tipo temporaneo che strutturale. Tra le principali:

  • Bonus Giovani, Bonus Donne e Bonus ZES (Decreto Coesione);
  • Sgravio per under 30 ai sensi dell'art. 1, L. 205/2017;
  • Sgravio per lavoratori con disabilità ai sensi dell'art. 13, L. 68/1999.

Sono invece esclusi i contratti di apprendistato: la riduzione contributiva prevista per questi rapporti è considerata un regime ordinario — non un incentivo all'occupazione — come già chiarito dalla circolare n. 5/2008 del Ministero del Lavoro.

Cosa succede se non si pubblica l'offerta

Le conseguenze sono chiare:

  • se l'offerta non è stata pubblicata prima dell'assunzione, l'agevolazione non viene riconosciuta;
  • se il beneficio è già stato fruito, l'importo è recuperato.

Il rapporto di lavoro rimane valido: l'inadempimento non incide sulla regolarità dell'assunzione, ma comporta la perdita integrale dello sgravio.

Come si applica: gli adempimenti operativi

Per ogni assunzione agevolata effettuata dal 1° aprile 2026, il datore di lavoro deve seguire questo ordine:

  • individuare l'incentivo applicabile al rapporto di lavoro;
  • verificare i requisiti generali: DURC regolare, CCNL rispettato, assenza di violazioni in materia di sicurezza sul lavoro;
  • pubblicare l'offerta sul SIISL prima di procedere all'assunzione, con descrizione della posizione, requisiti richiesti e luogo di lavoro;
  • procedere all'assunzione e trasmettere le comunicazioni obbligatorie (CO) tramite i canali ordinari — o, quando sarà operativo, anche tramite SIISL;
  • esporre l'agevolazione nei flussi Uniemens.

È consigliabile conservare documentazione che attesti l'avvenuta pubblicazione sul SIISL e il suo collegamento con l'assunzione effettuata.

Le modalità operative — contenuti minimi dell'annuncio, tempistiche di pubblicazione, coordinamento con le comunicazioni obbligatorie — saranno definite da un decreto attuativo del Ministro del Lavoro, da emanarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore della norma. Alla data odierna il decreto non è ancora stato pubblicato.

È quindi possibile che tra l'entrata in vigore dell'obbligo e la disponibilità di istruzioni operative dettagliate si apra una fase di transizione.

E-fattura: come integrare il CUP dal 27 gennaio 2026

Il D.L. 24 febbraio 2023, n. 13 ha previsto l’obbligo di inserimento nelle fatture per beni e servizi finanziati da incentivi pubblici di un codice, chiamato Codice Unico Progetto (CUP). Posto, però, che le fatture vengono emesse dai fornitori dei beni e servizi, mentre l’esigenza di inserimento del CUP è in capo all’acquirente, capitava spesso che le fatture elettroniche ricevute fossero prive di CUP o riportassero un CUP errato.

Dal 27 gennaio 2026, quindi, è stato attivato un nuovo servizio web dell’Agenzia delle Entrate per regolarizzare il Codice Unico di Progetto nelle fatture elettroniche già ricevute.

Soggetti interessati

Sono interessati alla novità:

  • Cessionari e committenti che ricevono fatture relative a acquisti di beni o servizi oggetto di incentivi pubblici (PNRR, Piano Nazionale Complementare, fondi coesione ecc.).
  • Intermediari delegati (professionisti, commercialisti, consulenti fiscali, CAF) muniti di delega specifica “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche” ai sensi del provvedimento AdE.

Cosa prevede il servizio

Dal 27 gennaio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha attivato nel portale “Fatture e Corrispettivi” un servizio web che consente di:

  • integrare il CUP mancante in una fattura elettronica già ricevuta;
  • correggere un CUP errato senza dover ricorrere alla riemissione della fattura da parte del fornitore;
  • consultare lo storico dei CUP associati alle fatture.

Prima di questa novità, l’unica modalità per inserire o correggere il CUP era chiedere al cedente/prestatore l’annullamento con nota di credito e la successiva riemissione della fattura, con tempi e oneri maggiori.

Modalità di accesso

E’ possibile accedere al servizio utilizzando le proprie credenziali personali (SPID/CNS/CIE) o tramite intermediario delegato.

L’accesso avviene attraverso il portale “Fatture e Corrispettivi” all’interno dell’Area Riservata dell’Agenzia delle Entrate, selezionando la funzione “Integrazione CUP” all’interno della sezione “Comunicazioni”.

La procedura non modifica l’XML originario: il CUP si associa digitalmente alla fattura, restando tracciato per fini di controllo e rendicontazione.

Il CUP originario inserito dal fornitore non può essere eliminato o sovrascritto mentre i CUP aggiunti tramite il servizio possono essere corretti o rimossi successivamente, se inseriti erroneamente.

Dall’Inps un contributo da 500 euro al mese per nuove imprese under 35 nei settori strategici

Dal 1° luglio 2024 al 31 dicembre 2025, chi ha avviato o avvierà un’attività imprenditoriale in settori considerati strategici per tecnologia, digitale ed ecologia può ottenere un contributo economico di 500 euro mensili, per massimo 3 anni, e comunque non oltre il 31 dicembre 2028.

Chi riguarda

Possono richiedere il contributo:

  • persone con meno di 35 anni;
  • disoccupate alla data di avvio dell’attività;
  • che abbiano avviato un’impresa dal 1° luglio 2024 al 31 dicembre 2025.

Che siano piccole imprese e operino in uno dei settori strategici individuati, rientrati nelle seguenti sezioni ATECO:

  • C - Attività manifatturiere;
  • D – Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata;
  • E – Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento;
  • F – Costruzioni;
  • H – Trasporto e magazzinaggio;
  • J – Servizi di informazione e comunicazione;
  • M – Attività professionali, scientifiche e tecniche;
  • N – Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese;
  • P – Istruzione;
  • Q – Sanità e assistenza sociale;
  • R – Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento;
  • S – Altre attività di servizi.

Per le società il bonus può essere riconosciuto a un solo socio, purché abbia i requisiti.

Importo dell’incentivo

L’incentivo è pari a 500 euro/mese, erogato anticipatamente ogni anno a partire dal mese successivo alla domanda. L’incentivo ha una durata massima di 3 anni e per un massimo di 18.000 euro complessivi.

Il contributo è esentasse e non concorre alla formazione del reddito.

In fase di prima applicazione, solo se l’attività era già avviata prima del 28/11/2025, la decorrenza è dal 15 maggio 2025.

Il contributo è riconosciuto entro limiti di spesa annuali e regionali ed è considerato aiuto di stato.

L’erogazione avviene solo se l’impresa ha il DURC in regola.

Come presentare domanda

La domanda va inviata solo telematicamente all’INPS entro 30 giorni:

  • dall’avvio dell’attività (cioè dalla Comunicazione Unica che attesta l’inizio), oppure
  • dalla pubblicazione della circolare esplicativa (28 novembre 2025), se l’impresa era stata avviata prima.

MIMIT: definiti gli incentivi che necessitano di polizze catastrofali

Abbiamo già affrontato, in precedenti articoli, l’introduzione dell’obbligo di stipula di polizze catastrofali a carico delle imprese, normativa che ha subito varie modifiche e rinvii e che, da ultimo, è stata definita con le seguenti scadenze:

  • 30 giugno 2025 per le grandi imprese;
  • 2 ottobre 2025 per le medie imprese;
  • 1 gennaio 2026 per le micro e piccole imprese.

La normativa prevedeva altresì che, una delle possibili conseguenze del mancato rispetto dell’obbligo di stipula, sarebbe potuta essere l’esclusione da finanziamenti, sovvenzioni e agevolazioni erogate dallo Stato e da altri enti pubblici.

Con decreto del 18 giugno 2025 il Ministero per le imprese e per il made in Italy ha definito gli incentivi per i quali il rispetto dell’obbligo rappresenta condizione di fruizione del beneficio.

Nello specifico si tratta dei seguenti incentivi:

  • Contratti di sviluppo di cui all’art. 43 de. D.L. 112/2008
  • Interventi di riqualificazione destinati alle aree di crisi industriale ai sensi della L. 181/89
  • Regime di aiuto finalizzato a promuovere la nascita e lo sviluppo di società cooperative di piccola e media dimensione (Nuova Maccora)
  • Sostegno alla nascita e allo sviluppo di start up innovative in tutto il territorio nazionale (Smart & Start)
  • Agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare
  • Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa
  • Mini contratti di sviluppo
  • Agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell’economia sociale
  • Sostegno per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI
  • Finanziamento di start-up di cui al decreto 11 marzo 2022
  • Supporto a start-up e venture capital attivi nella transizione ecologica di cui al decreto 3 marzo 2022

Se si ha intenzione di accedere ad uno di questi fondi è quindi opportuno procedere quanto prima all’adempimento dell’obbligo, al fine di evitare di trovarsi esclusi al momento della presentazione della domanda o dell’erogazione delle agevolazioni concesse.

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