Definire una strategia di sviluppo senza sapere dove ci si colloca rispetto al mercato significa decidere al buio. L’analisi competitiva serve a questo: raccogliere informazioni sul settore e sui concorrenti, misurare la distanza che ci separa da loro e usare i risultati per orientare le scelte. Il primo passo operativo è il confronto tra i bilanci.
Soggetti interessati
L’analisi è utile a qualsiasi impresa che debba ripensare il proprio modello di business, valutare un piano di crescita o capire se gli obiettivi che si è data sono raggiungibili nel proprio settore. Riguarda l’imprenditore e il vertice aziendale, ma anche i professionisti che affiancano l’azienda nella pianificazione.
A cosa serve
Raccogliere e interpretare in modo sistematico le informazioni sul contesto competitivo permette all’azienda di:
- conoscere meglio sé stessa e il mercato in cui opera;
- individuare opportunità e minacce provenienti dall’esterno;
- valutare i propri punti di forza e di debolezza;
- analizzare le competenze distintive dei concorrenti;
- misurare la propria posizione e le possibili vulnerabilità strategiche.
L’analisi comparativa dei bilanci mette in luce il cosiddetto gap competitivo, cioè la distanza dai concorrenti in termini di redditività, struttura finanziaria, composizione del capitale investito, crescita e struttura dei costi. Aiuta anche a fissare obiettivi economici, finanziari e patrimoniali realistici e a verificare se i risultati attesi da un intervento sono raggiungibili in quel contesto competitivo.
Come si imposta l’analisi
- Scegliere il perimetro di confronto. Bisogna decidere quali aziende confrontare. Il campione può comprendere:
- tutte le imprese dello stesso settore;
- i soli concorrenti diretti;
- i concorrenti di una determinata area geografica;
- le imprese più performanti del settore, anche se non concorrenti diretti.
Di solito si parte da un campione ampio di aziende con offerta omogenea e lo si affina via via, restringendolo, segmentandolo o allargandolo, fino a renderlo rappresentativo per gli scopi dell’analisi.
- Curare la composizione del campione. Tre attenzioni fanno la differenza:
- Aziende multi-business: chi opera su più Aree Strategiche di Affari va analizzato separatamente per ciascuna area o, se non è possibile, in base all’attività prevalente.
- Dimensioni: se le aziende sono molto diverse per fatturato, vanno divise in gruppi omogenei, altrimenti le economie di scala falsano il confronto.
- Localizzazione: contesti geografici diversi possono incidere molto sul business, per cui può essere necessario separare le aziende per area.
- Considerare un arco temporale adeguato. Il quadro che emerge ha valore solo se il confronto copre almeno tre-cinque esercizi. In questo modo si individuano le linee di tendenza, a condizione che l’andamento passato sia ragionevolmente rappresentativo di quello attuale e futuro.
- Riclassificare i bilanci. I dati economici e patrimoniali vanno riclassificati in chiave gestionale, in modo da rendere comparabili le aziende tra loro e con la propria.
- Usare banche dati. Individuare i concorrenti, raccogliere i bilanci e riclassificarli è un lavoro lungo. Le banche dati di settore lo semplificano molto: forniscono l’elenco delle imprese per mercato geografico, i bilanci con gli allegati già riclassificati in modo omogeneo e informazioni su capitale e governance. L’accesso, diretto o tramite consulenti, riduce i tempi e dà una visione più ampia del mercato.
Limiti dell’analisi su bilanci esterni
Lavorare sui bilanci dei concorrenti ha dei limiti di attendibilità, omogeneità e completezza. Le difficoltà più comuni dipendono da:
- criteri di valutazione diversi;
- valute e legislazioni differenti;
- esercizi di durata non uguale;
- date di chiusura diverse;
- schemi di riclassificazione non allineati.
Indicatori e metodi di confronto
Il confronto funziona meglio con un cruscotto di indicatori oggettivi, comprensibili, poco costosi da misurare e legati a un processo critico o a un’area strategica che l’azienda vuole cambiare. Ogni indicatore va costruito allo stesso modo per tutte le imprese del campione.
Tra i più utilizzati:
- Valori economico-patrimoniali: ricavi delle vendite, valore aggiunto, margine operativo lordo, reddito operativo, risultato di esercizio, flussi di cassa operativi, capitale circolante netto, patrimonio netto.
- Redditività: ROI, ROE e ROS.
- Struttura finanziaria: indice di liquidità, indebitamento a breve, copertura delle immobilizzazioni, incidenza dei debiti verso banche e degli oneri finanziari sul fatturato, grado di indipendenza da terzi finanziatori.
- Produttività: ricavi, valore aggiunto, risultato di esercizio e costo del lavoro per addetto, numero di dipendenti.
- Gestione del circolante: rotazione delle scorte, durata media di crediti e debiti, durata del ciclo monetario.
Il confronto quantitativo non basta
Il confronto tra bilanci è il punto di partenza ideale, ma i numeri vanno letti insieme a un’analisi qualitativa del settore: le sue caratteristiche, le probabili evoluzioni e le variabili chiave da cui dipende il vantaggio competitivo.

